Quando il marito non c’è, le mogli ballano…

"Eeeeh, niente: i nostri mariti erano via per un torneo di calcetto..." Eva, 37 anni, Domodossola.

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“Ho combinato un casino!”

Era Eva, al telefono. La classica amica che senti una volta ogni cinque mesi e con la quale sembra siano passati solo pochi giorni dall’ultima chiacchierata senza dover stare a recriminare su chi si sia fatto sentire più spesso e stress di quel tipo lì.

“Hai guidato il Range Rover di Paolo e come al solito hai preso dentro facendo manovra nel parcheggio sotterraneo dell’esselunga?” – sul muro potrebbero mettere le impronte delle mani di Eva con tanto di autografo. Metà macchina di suo marito è attaccata lì.

“No Marghe… Forse sono lesbica e non so che ca**o fare! Aiutami!

Ci sono momenti, nella vita di ognuno di noi, che ci assalgono tipo doccia fredda tra capo e collo facendoci trovare del tutto impreparati. Mi ritengo una persona decisamente open-minded e se un’amica reputa di aver cambiato gusti sessuali nel tempo non posso che esser contenta per lei di questa consapevolezza acquisita, ma… Eva non è sola. La mia amica di Domodossola ha un premurosissimo marito che la riempie di attenzioni e un figlio di 7 anni abituato a vivere in una proiezione del mondo Mulino Bianco dove mamma e papà si baciano dopo aver fatto colazione, prima di uscire di casa, rientrando dal lavoro e prima di coricarsi ricordando l’un l’altro quanto si amino. Ecco… Trovare le parole giuste per reagire alla dichiarazione della mia amica non è stato facile. Ho optato per un profondo quanto rumorosissimo silenzio.

Da lì ha preso piede lo sfogo di Eva che è terminato solo e da solo a fine chiamata:

“… Paolo è andato via per un torneo di calcetto nel weekend con Bicio, Dudi e Filo: il solito gruppo di scappati di casa. Sai no? I mariti delle mie amiche di Novara. Calcola che noi ormai ci muoviamo sempre tutti insieme appassionatamente: vacanze al mare, in montagna, cene fuori… Siamo una comitiva ben rodata, ci troviamo bene.

Marta, Flavia e Romina han lanciato la proposta alla Desperate Housewife: lasciamo i figli ai nonni e prendiamoci un bel weekend per noi! L’ho trovata un’idea geniale. Non mi sembrava vero di poter tirare fiato senza dover star dietro ai bisogni di nessuno… Ho persino lasciato Trottola (il cane, ndr) a mio fratello, per dire.

E così abbiamo fatto! Cena fuori, prosecco a vagante e maratona di Sex and the City sul lettone una volta rientrate. Non ridevo così di pancia e cuore da anni, sai? Con Paolo le cose vanno bene, per carità, ma… Routinariamente bene. Tutto uguale. Tutto dannatamente e ripetitivamente uguale. La mia vita sembra la puntata di una di quelle serie americane dove va tutto liscio, tutti sono felici perché non accade mai nulla di eclatante che arrivi a sconvolgere gli equilibri di casa. Ecco… Ci ho pensato io, senza volerlo. No, bugia: lo volevo. Ma in maniera del tutto inconsapevole…

Finita la maratona televisiva siamo crollate con ancora la tv accesa. Lì, spaparanzate nel lettone e incastrate alla tetris per evitare di mandare una di noi a dormire sul divano.

Io ero nel centro tra Flavia e Romina. L’occhio del ciclone, oserei dire. Nel tentativo di trovare la giusta posizione, sulle note del sonno di Marta, Flavia ha appoggiato il suo seno sinistro sul mio petto e accavallato la gamba sulla mia. Non so spiegarti, Marghe… Avvertivo il suo respiro profondo, i suoi capezzoli inspiegabilmente inturgiditi. Non so nemmeno se la cosa sia avvenuta per caso o fosse premeditata. E non so neanche se voglio scoprirlo.

Mi sono eccitata come non accadeva da tempi immemorabili. Non ero io, Marghe. O forse non sono mai stata così tanto io come in quel momento… Ho girato la faccia verso di lei, in quel buio che spiava la parte più torbida della mia persona. Eravamo lì, naso a naso, fondendo i nostri respiri in uno.

Non c’è stato bisogno di dirsi nulla. E non saprei nemmeno dirti da chi sia partita la prima mossa. So solo con certezza che le nostre labbra si sono sfiorate prima in maniera morbida, incredula e alquanto curiosa per poi finire in una manciata di secondi a mordersi con forza, assecondando un’eccitazione innaturale ma pulsante e viva.

Le mie mani erano incontrollabili, hanno voluto esplorare ogni centrimetro di quel corpo femminile che avrò visto in costume da bagno almeno un miliardo di volte senza provare sensazione alcuna, eppure… In quella notte galeotta Flavia era di una bellezza disarmante.

Così, senza spiegazioni né giustificazioni del caso, le mani sul mio corpo erano troppe rispetto al previsto. Romina e Marta non solo avevano perso il sonno ma avevano evidentemente ritrovato un’irrefrenabile voglia di trasgressione che le ha portate a prender parte al gioco senza chiedere il permesso.

Mi è piaciuto, Marghe. Tanto… Troppo, a dirla tutta.

Con la stessa facilità con la quale abbiamo cominciato, così siamo poi piombate in un sonno profondo e carico di sensi di colpa. Gli stessi che ci aspettavano svegli ai piedi del letto al nostro risveglio. Ma noi tutte abbiamo finto di non notare la loro presenza.

Eravamo di corsa, pare. Marta ai primi raggi sole infiltrati dalla finestra ha fatto trovare un post-it: sono dovuta scappare a recuperare Marco dai nonni. Baci!

Non risponde al telefono, da quel giorno. Interagisce in maniera fredda e distante nella chat di gruppo (dove sono compresi anche i mariti, ndr) e cerca sempre di trovare una scusa per non presenziare alle rimpatriate.

Flavia e Romina, prima di aprire la porta lasciando entrare una ventata di freschezza nella casa della vergogna, mi hanno guardata a fondo negli occhi. Il flusso di pensiero trasmesso era confortevolmente assordante. Un sorriso, una mezza risata mista a vergogna, e una sola frase uscita dalla bocca di Fla: quello che è successo qui, rimane qui. Da oggi si torna alla vita di tutti i giorni! Siamo delle adorabili pazze…

Trova sempre la giusta via di uscita, lei.

Ci frequentiamo ancora, in compagnia. Ma più viste da sole, nemmeno per un caffè. Coi mariti ridiamo e scherziamo come nulla fosse successo, ma… Il senso di colpa mi mangia viva tutte le mattine aggrappato allo specchio e tutte le sere, coricandosi nel letto con me. Quel letto…

Paolo pensa che io abbia un amante. Mi vede strana, persa, ingestibile. Non sospetterebbe mai e poi mai di tutto quello che è accaduto quella notte.

Io non riesco a ritrovare quella mamma premurosa, attenta e quella moglie affettuosa che ero fino al giorno della partenza di mio marito. La cerco disperatamente ma temo sia uscita da quella porta per non rientrarci.

Ho un marito che amo, un figlio che mi riempie la vita e una notte di sesso con le mie migliori amiche che imbratta tutto.

Io senza Paolo sarei persa, sai? Lui è il Mio Paolo…  Il suo sguardo rasserenante quando il mondo va a rotoli, fuori, e lui tiene tutto in piedi. Il suo abbraccio prima di addormentarci. I suoi baci pieni di voglia di me nonostante siano passati anni dal nostro matrimonio. Il nostro spirito di squadra. La nostra squadra… Io, lui e il nostro piccoletto. La sera non c’è programma più divertente delle nostre divanate con Trottola che combina quegli adorabili disastri…

Io… Io… Cazzo, io amo Paolo! Senza la mia famiglia sarei persa…

Marghe, grazie: il tuo silenzio è valso più di mille parole.

Ti voglio bene, ti aspettiamo a cena quando vuoi! Scusa, appendo: vado a riprendermi mio marito.”

Un’AMica in Affitto 

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